Il nuovo terminal container, presentato come la svolta logistica della Sicilia occidentale, ha movimentato 73mila tonnellate nel suo primo anno. E il collegamento intermodale che avrebbe dovuto integrarlo davvero nella rete dei trasporti è fermo, sulla carta, dal 1986.

L'11 giugno 2025 è stato presentato con grande enfasi il nuovo terminal container del porto di Termini Imerese, nel Palermitano: 40mila metri quadrati di superficie operativa, tre banchine, gru mobili, il tutto costato circa 8 milioni di euro e inserito in un piano di investimenti complessivo sul porto che l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha quantificato in oltre 180 milioni di euro (dragaggi, consolidamento moli, scogliera di protezione, riqualificazione dell'area nord). Alcune fonti di settore, considerando l'intero pacchetto di finanziamenti PNRR, ZES e fondi PON collegati all'operazione, arrivano a stimare l'investimento complessivo a circa 364 milioni di euro.

L'obiettivo dichiarato era ambizioso: alleggerire il porto di Palermo, sempre più orientato a crocieristica e traffico passeggeri, spostando su Termini Imerese buona parte della movimentazione merci e container, in una logica di "sistema portuale" integrato.

I numeri, un anno dopo

Il report "Port Infographics 2026", realizzato da Assoporti e SRM (centro studi collegato a Intesa Sanpaolo), racconta cosa è successo nei primi dodici mesi di vita del nuovo terminal: 73.286 tonnellate di container movimentate. Il traffico merci complessivo del porto di Termini Imerese è cresciuto del 56,4%, un dato che sulla carta suona positivo — ma va misurato sulla base di partenza, che era estremamente bassa, e rapportato alla scala dell'investimento: centinaia di milioni di euro pubblici per un volume di traffico che resta, nei fatti, marginale rispetto alle ambizioni dichiarate al momento dell'inaugurazione.

Un dettaglio che pesa: la Corte dei Conti ha acceso i riflettori su alcuni sconti concessi dall'Autorità di Sistema Portuale alla compagnia di navigazione GNV, giustificati come ristoro per i disagi causati dai lavori in corso nel 2023. Un segnale che il traffico, più che affluire spontaneamente verso il nuovo scalo, ha avuto bisogno di essere incentivato.

Il vero buco nero: l'interporto che non c'è

Se i numeri di traffico sono un problema di scala, quello che segue è un problema di metodo. Il porto di Termini Imerese doveva diventare, secondo i piani, il fulcro di un vero interporto: una piattaforma logistica intermodale da 285mila metri quadrati, pensata per integrare porto, ferrovia e autostrada, inserita nel corridoio europeo TEN-T.

Ecco la cronologia di quest'opera:

  • 1986: l'Interporto di Termini Imerese viene inserito nel Piano Generale dei Trasporti.
  • 1990: la legge 240 sull'intermodalità lo classifica tra gli interporti di interesse nazionale.
  • 2011: viene pubblicato il bando di gara per la concessione di costruzione e gestione.
  • Febbraio 2026: vengono finalmente aggiudicati i lavori per la strada di collegamento tra porto e interporto — un percorso di 13,7 chilometri, valore del contratto 5,58 milioni di euro.
  • Maggio 2026: iniziano le prime attività concrete sul terreno (picchettaggi ed espropri, carotaggi per sondare il terreno).
  • Agosto 2026: partono i lavori per il sottopasso di collegamento tra la zona portuale-industriale e l'area dell'interporto — un'opera, si legge nei documenti ufficiali, "attesa dal 2011" — con un investimento di 10,25 milioni di euro e dodici mesi di lavori stimati.

In altre parole: trentanove anni dopo essere stato pianificato, l'interporto che avrebbe dovuto collegare davvero il nuovo terminal alla rete ferroviaria e autostradale siciliana sta appena muovendo i primi passi cantierabili. Nel frattempo, il terminal container — operativo dal 2025 — smaltisce le sue merci quasi esclusivamente su gomma, attraverso lo svincolo ordinario dell'autostrada A19 Palermo-Catania, perché il collegamento ferroviario dedicato semplicemente non esiste ancora.

Il punto

Non siamo di fronte a un porto fermo: il traffico cresce, sia pure da una base modesta. Il problema è un altro, ed è strutturale: si è scelto di inaugurare un'infrastruttura da centinaia di milioni prima di completare i collegamenti che ne avrebbero giustificato la scala. Un terminal costruito per essere un nodo logistico regionale che, quattro decenni dopo essere stato immaginato sulla carta, viaggia ancora — letteralmente — su ruote di gomma anziché su rotaia.


Fonti: Assoporti-SRM "Port Infographics 2026", PalermoToday, Camera dei Deputati (scheda Interporti), QdS.it, MadoniePress, Shipping Italy (2025-2026)