L'aeroporto siciliano più trafficato viene chiuso a ripetizione dalla cenere vulcanica dell'Etna. È un problema noto da decenni. Il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti, che dovrebbe programmare il futuro fino al 2035, non contiene alcuna soluzione specifica.

Ad agosto 2026, nel pieno di una nuova eruzione dell'Etna, l'aeroporto di Catania Fontanarossa è rimasto chiuso per giorni a causa della cenere vulcanica. Non è un episodio isolato: è un copione che si ripete da anni, ogni volta che il vulcano si risveglia, con voli cancellati, passeggeri bloccati, e un impatto economico diretto sul principale scalo della Sicilia orientale — quello che nel 2025 ha superato per il terzo anno consecutivo il milione di passeggeri, e che nel primo trimestre 2026 ha segnato una crescita del 50% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Un problema conosciuto, mai risolto

Proprio mentre l'aeroporto era paralizzato dal caos legato all'ultima eruzione, la politica si è "risvegliata" — non è la prima volta che accade, e difficilmente sarà l'ultima. Nel frattempo, il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035, elaborato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti insieme a Enac, non contiene alcun riferimento specifico al problema della cenere vulcanica dell'Etna. Il documento si limita a osservare che gli scali di Catania e Comiso, insieme, non sembrano sufficienti a intercettare la domanda di traffico prevista al 2035, e ipotizza — in modo vago — una futura "valutazione politico-istituzionale" sulla realizzazione di un nuovo scalo, qualora se ne dimostrasse la sostenibilità.

Tradotto: di fronte a un problema strutturale e ricorrente, che chiude periodicamente lo scalo più importante della Sicilia orientale, il piano nazionale che dovrebbe programmare il futuro dei trasporti aerei fino al 2035 non offre alcuna risposta operativa. Solo un rimando a valutazioni future, senza tempi né impegni concreti.

Il costo dell'inazione

Ogni chiusura di Fontanarossa per cenere vulcanica ha un costo diretto e misurabile: voli cancellati, turisti bloccati, merci ferme, imprese che perdono collegamenti. Con un aeroporto che cresce a doppia cifra e supera stabilmente il milione di passeggeri, il problema non è marginale: è un fattore strutturale che pesa sull'intera economia della Sicilia orientale, eppure resta trattato come un'emergenza da gestire di volta in volta, invece che come un rischio da pianificare in anticipo.

Il punto

Non si tratta di un problema imprevedibile: l'Etna è un vulcano attivo da millenni, e le sue eruzioni con emissione di cenere sono un evento ricorrente e in larga parte prevedibile nella sua tipologia, anche se non nella tempistica esatta. Eppure, a distanza di decenni di episodi simili, la pianificazione nazionale e regionale non ha ancora prodotto una soluzione strutturale — solo l'ennesimo rimando a "valutazioni future". Un altro caso in cui la Sicilia paga il prezzo di problemi noti da tempo, mai affrontati con la serietà che meriterebbero.


Fonte: Il Fatto Quotidiano (agosto 2026), Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 (MIT/Enac)