Un'opera pubblica su quattro, in Sicilia, resta incompiuta. È la regione con più cantieri abbandonati d'Italia, sia per numero che per denaro sprecato: quasi 500 milioni di euro immobilizzati in progetti mai completati.

Ogni anno l'anagrafe nazionale delle opere pubbliche incompiute restituisce alla Sicilia lo stesso, poco invidiabile primato: prima regione d'Italia per numero di cantieri fermi. Le rilevazioni più recenti parlano di 162 opere incompiute, pari a circa un quarto (25,3%) del totale nazionale di 640, per uno spreco stimato in 488 milioni di euro — il 12,2% dello spreco complessivo registrato in tutto il Paese. Rilevazioni precedenti, con perimetri leggermente diversi, avevano già certificato 138 opere incompiute per 401,9 milioni di euro: il problema non è un episodio, è una costante.

Cosa significa, in concreto

Dietro le percentuali ci sono progetti specifici, alcuni dei quali raccontano da soli la dimensione del problema:

  • La diga Pietrarossa, la cui prima pietra fu posata nel 1989 per una spesa prevista di 75 milioni di euro, pensata per alleviare l'emergenza idrica dell'isola. Il cantiere si è fermato anche a causa di un ritrovamento archeologico che ne ha fatto scattare il sequestro. Per completarla servirebbero altri 60 milioni di euro: il conto finale, tra ritardi e rincari, supera ampiamente le previsioni iniziali.
  • Nove cantieri fermi al 50% a Cammarata.
  • Opere che, paradossalmente, sono già completate al 100% e restano comunque inutilizzate: una tribuna sportiva a Milazzo (516mila euro), una scuola materna a Camporeale (51mila euro), un ricovero per anziani a Vita (912mila euro), impianti termali a Pantelleria (542mila euro). Soldi spesi, lavori finiti, e nessun servizio reso ai cittadini.
  • Interventi bloccati da contenziosi giudiziari, come il sistema di radiocomunicazione e videosorveglianza del Corpo Forestale, fermo al 38% di avanzamento per circa 33 milioni di euro.
  • Strade attese da decenni, come la "Strada Costa" sul versante nord dell'Etna, a Castiglione di Sicilia, ferma da oltre trent'anni nonostante un valore stimato di 22,7 milioni di euro e la necessità di soli due milioni aggiuntivi per essere aperta al traffico.

Perché succede

Le cause individuate dalle stesse stazioni appaltanti — per il 90% Comuni, il resto ex Province, Iacp e Consorzi di bonifica — si ripetono con impressionante regolarità: contenziosi con le imprese, mancati collaudi degli enti, intoppi burocratici, carenza di fondi per completare progetti che nel frattempo sono diventati più costosi. La media di realizzazione di un'opera pubblica in Sicilia, secondo le rilevazioni, si attesta intorno ai 5,3 anni — ben oltre la media italiana di 4,4 anni, e lontanissima dai 4,1 anni di Lombardia ed Emilia-Romagna, le regioni più virtuose.

Per completare tutte le opere censite come incompiute servirebbero, secondo le stime delle stazioni appaltanti, oltre 272 milioni di euro aggiuntivi. Ma non tutte meritano di essere completate: alcune, dopo l'accertamento delle responsabilità, dovrebbero semplicemente essere demolite, perché non più utili né attuali.

Il punto

Non si tratta di un singolo progetto sbagliato, ma di un metodo che si ripete: si avvia, si spende, si interrompe. Il risultato è una mappa di scheletri di cemento sparsi in tutta l'isola — dighe mai finite, scuole vuote, strade a metà — che raccontano, meglio di qualsiasi discorso, come viene gestito il denaro pubblico in Sicilia.


Fonti: Anagrafe regionale delle opere incompiute, La Sicilia, WSI, Focus Sicilia (2021-2026)