La nuova ammiraglia della flotta regionale, inaugurata in pompa magna il 6 agosto scorso, opera da settimane su un molo "temporaneo" descritto come degradato. Il caso solleva interrogativi su come sia stata progettata un'opera da 143 milioni senza verificare se potesse davvero attraccare dove doveva.

Il 6 agosto 2026, con tanto di cerimonia istituzionale e la presenza del presidente della Regione Renato Schifani, è stata inaugurata la Costanza I di Sicilia: un traghetto di ultima generazione, lungo circa 140 metri, alto oltre 25, capace di trasportare fino a mille passeggeri. Costruita da Fincantieri, pensata per collegare Porto Empedocle a Linosa e Lampedusa, la nave rappresenta uno degli investimenti infrastrutturali più significativi degli ultimi anni sul fronte dei collegamenti con le isole minori: un quadro economico che sfiora i 143 milioni di euro, comprensivi di circa 8 milioni legati a una variante per l'aumento dei prezzi.

C'è un problema, però, che è emerso pochi giorni dopo l'inaugurazione: la nave non riesce a operare regolarmente nel porto commerciale di Lampedusa. Le sue dimensioni, secondo quanto denunciato da più parti, non sarebbero compatibili con gli spazi e le condizioni operative dello scalo. Il risultato è che la Costanza I attracca a Cala Pisana, un molo diverso da quello commerciale, autorizzato solo in via temporanea attraverso un'apposita ordinanza.

Un molo "non pensato per questo"

Il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia, che segue da vicino la vicenda, ha documentato le condizioni della banchina di Cala Pisana: segni evidenti di degrado e corrosione, una struttura che — a giudizio del Comitato — non appare concepita per diventare uno scalo commerciale continuativo per una nave delle dimensioni della Costanza I. Il Comitato ha anche fatto notare che altre navi riescono normalmente a operare nel porto commerciale di Lampedusa, chiedendo alla Regione di chiarire quale sia l'effettivo impedimento tecnico, nautico o autorizzativo che riguarda invece la nuova ammiraglia.

Il tema è stato sollevato per primo dal deputato regionale Ismaele La Vardera (Controcorrente), e successivamente ripreso a livello nazionale dal deputato di Italia Viva Davide Faraone, che ha scritto formalmente all'assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò chiedendo se, prima di progettare e finanziare una nave da quasi 143 milioni di euro, siano state effettuate tutte le verifiche necessarie sulla sua compatibilità con gli approdi delle Pelagie.

La versione della Regione e del Comune

L'assessore Aricò e il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, hanno più volte rassicurato sulla continuità del servizio, spiegando che i ritardi nelle partenze delle scorse settimane sarebbero legati al completamento del piano di sicurezza della banchina di Cala Pisana, e non a un problema strutturale della nave. Il sindaco ha inoltre sostenuto che l'attracco a Cala Pisana risponderebbe a una scelta strategica del Comune, utile a evitare disagi al traffico veicolare che si genererebbero attraccando al molo commerciale. Va detto, per completezza, che la nave ha già effettuato diverse traversate regolari verso le Pelagie: non si tratta quindi di un mezzo del tutto inutilizzabile, quanto di un'infrastruttura da 143 milioni di euro che opera stabilmente su un approdo mai pensato per ospitarla in via permanente.

Il punto

Al netto delle rassicurazioni, resta un fatto difficile da derubricare: una delle opere pubbliche più costose degli ultimi anni in Sicilia, presentata come il futuro dei collegamenti con le isole minori, si trova oggi a dipendere da un'ordinanza temporanea su un molo che gli stessi operatori del settore descrivono come inadeguato. Prima di firmare un assegno da 143 milioni di euro, ci si aspetterebbe che qualcuno avesse verificato dove, esattamente, quella nave avrebbe dovuto attraccare.


Fonti: ANSA Sicilia, Giornale di Sicilia, ReportSicilia.it, PalermoToday (agosto 2026)